Camera USA, proposta di riforma fiscale sulle crypto: +500 milioni di dollari di gettito con sconti su stablecoin e micro-commissioni

Riepilogo di mercato AI
H.R. 10357 segnala una spinta significativa degli Stati Uniti a formalizzare la tassazione delle criptovalute: riduce le frizioni operative (de minimis sulle stablecoin intorno all'ancoraggio; sollievo sulle commissioni sotto i 10 dollari a partire dal 2028) mentre restringe la raccolta delle perdite da parte dei trader estendendo le regole sulle wash sale ed ampliando il mark-to-market per i dealer qualificati. Una valutazione con impatto netto positivo sulle entrate suggerisce sostenibilità politica, ma permane il rischio di modifiche in sede di commissione. Regole più chiare e percorsi di conformità potrebbero aumentare il comfort istituzionale, modificando al contempo il comportamento di trading di breve periodo.
Livello dell'impatto
● Elevato
Asset interessati
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La Camera dei Rappresentanti si prepara a esaminare una revisione ampia della tassazione degli asset digitali che, secondo le stime, aumenterebbe le entrate federali nette di circa 500 milioni di dollari, alleggerendo al tempo stesso il carico fiscale su pagamenti in stablecoin e su alcune commissioni di piccolo importo. La Commissione Ways and Means dovrebbe valutare il 16 settembre la proposta H.R. 10357, denominata Digital Asset Tax Certainty Act, dopo mesi di negoziati su quanto la fiscalità crypto debba avvicinarsi alle regole applicate agli strumenti finanziari tradizionali. Il Joint Committee on Taxation (JCT) stima un incremento netto delle entrate nel periodo fiscale 2027-2036, tenendo conto di misure che aumentano e riducono il gettito. Il pacchetto include norme su stablecoin, fee di transazione, perdite da trading, prestiti di asset digitali, staking e violazioni fiscali pregresse. Il compromesso di fondo è chiaro: ridurre alcuni attriti che rendono macchinose le operazioni crypto di routine, estendendo però ai trader regole in stile "securities" che potrebbero generare miliardi di dollari di entrate aggiuntive. Andrew Gordon, avvocato specializzato in fiscalità crypto, ha commentato: "È un enorme passo avanti per gli investitori crypto che vogliono semplicemente regole fiscali. Tutti paghiamo le tasse, le regole devono essere chiare". Sollievo per le stablecoin, ma con un prezzo Il testo prevede un trattamento speciale per le stablecoin in dollari USA che rispettano i requisiti, con l'obiettivo di evitare che piccoli scostamenti attorno al peg di 1 dollaro generino plusvalenze o minusvalenze da calcolare ogni volta che i token vengono utilizzati. In base alla proposta, per le operazioni idonee effettuate entro bande prestabilite attorno al peg, la base fiscale e i proventi sarebbero in generale determinati dal valore di rimborso. Resterebbero esclusi trader, broker e dealer, oltre a determinati utenti che superano 5.000 transazioni conteggiate e i contribuenti la cui valuta funzionale non è il dollaro. Micro-fee fino a 10 dollari: esenzione limitata e differita La proposta eliminerebbe inoltre il riconoscimento di guadagni o perdite quando gli asset digitali vengono usati per pagare fee di rete o di transazione non superiori a 10 dollari, includendo costi come le gas fee su blockchain e alcune commissioni di trading o liquidità. La misura si applicherebbe alle cessioni successive al 31 dicembre 2027 ed è tra le più costose dell'intero pacchetto: secondo il JCT, ridurrebbe le entrate federali di 2,365 miliardi di dollari entro il 2036. Il disegno di legge non introduce una franchigia generale da 10 dollari per acquisti effettuati con Bitcoin o altre criptovalute. L'esclusione riguarda solo le commissioni legate alla transazione, lasciando la maggior parte dei pagamenti soggetta all'attuale qualificazione degli asset digitali come "property". Stop al vantaggio fiscale dei trader crypto: wash sale e mark-to-market Per recuperare gettito, il provvedimento colpirebbe un vantaggio storico degli investitori crypto rispetto ai trader azionari. Le restrizioni sulle wash sale verrebbero estese agli asset digitali negoziati, con l'eccezione delle stablecoin in dollari USA qualificate. Oggi, in molti casi, è possibile vendere Bitcoin in perdita, ricomprarlo subito e utilizzare comunque la perdita a fini fiscali perché il regime wash sale si applica principalmente ad azioni e titoli. H.R. 10357 limiterebbe questa strategia e si applicherebbe anche a determinati asset economicamente equivalenti, incluse versioni wrapped e tokenizzate. Il JCT stima che la modifica aumenterebbe le entrate di 1,707 miliardi di dollari nel periodo considerato. Un'altra norma amplierebbe l'accesso alla contabilità mark-to-market per dealer e trader di asset digitali le cui attività qualificano come impresa. Il JCT stima un aumento di 2,332 miliardi di dollari entro il 2036. Insieme, le due misure sul trading supererebbero i 4 miliardi di dollari di maggiori entrate, compensando le riduzioni di imposta previste altrove. Prestito e staking più vicini alla finanza tradizionale Il pacchetto non si limita al trading. Estenderebbe ai prestiti di asset digitali qualificati un trattamento fiscale simile a quello già previsto per il securities lending, riducendo l'incertezza sul fatto che un trasferimento temporaneo di crypto nell'ambito di un accordo di lending costituisca una vendita imponibile. Gli accordi idonei eviterebbero in generale il riconoscimento immediato di plusvalenze o minusvalenze se rispettano requisiti sul ritorno di asset equivalenti e sull'economia dell'operazione. Sono previste modifiche mirate anche per gli investment trust: la proposta impedirebbe a un trust altrimenti idoneo di perdere lo status fiscale solo perché il trustee effettua staking degli asset digitali detenuti dal veicolo, rimuovendo potenzialmente un ostacolo per prodotti di investimento che puntano a incassare ricompense da staking. Più limitata, invece, l'impostazione per miner e staker individuali: il reddito da validazione verrebbe classificato come reddito ordinario e verrebbero introdotte regole di sourcing, lasciando invariata la tempistica attuale che in genere tasserebbe le ricompense di staking quando il contribuente ne ottiene il controllo. La proposta non recepisce quindi la richiesta del settore di rinviare l'imposizione sulle nuove ricompense di mining o staking fino alla vendita degli asset. Regolarizzazione del passato: programma di voluntary disclosure Per i contribuenti con problemi di reporting pregressi, il testo prevede una via aggiuntiva verso la compliance: il Dipartimento del Tesoro sarebbe incaricato di istituire un Digital Asset Voluntary Disclosure Program, che consentirebbe ai soggetti idonei di correggere le dichiarazioni passate, versare imposte e interessi dovuti e ottenere potenzialmente sollievo su alcune sanzioni. Iter e rischi di modifica La sessione di "markup" del 16 settembre rappresenta il primo banco di prova dei compromessi raggiunti. I membri della commissione potranno emendare il testo prima del voto sull'eventuale avanzamento della proposta; anche in caso di approvazione, H.R. 10357 dovrà passare dal voto dell'Aula della Camera, dall'esame del Senato e dall'azione presidenziale. Eventuali cambiamenti alle norme su wash sale, fee o stablecoin durante il markup potrebbero anche modificare la stima del JCT sul guadagno netto di 500 milioni di dollari, costringendo i legislatori a decidere quanta riduzione fiscale concedere senza trasformare il pacchetto complessivo in una misura a saldo negativo per il gettito. Il post "Congress wants to make crypto easier to use and still collect $500 million more in taxes" è apparso per la prima volta su CryptoSlate.