Oro e argento chiudono in calo: i mercati danno per certa una stretta della Fed, riflettori sulle indicazioni
Riepilogo di mercato AI
Oro e argento hanno chiuso in ribasso mentre i mercati scontano un'alta probabilità di un rialzo dei tassi della Fed di 25 pb, con un USD più forte e i rendimenti decennali vicino al 5% che mettono sotto pressione i metalli senza rendimento. Il petrolio elevato aumenta l'incertezza sull'inflazione, spostando l'attenzione dal rialzo ampiamente già scontato alle indicazioni prospettiche. Un orientamento più aggressivo rafforzerebbe i venti contrari dei rendimenti reali; un inquadramento più ristretto, di tipo "assicurazione", potrebbe attenuare le aspettative di inasprimento.
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Oro e argento hanno terminato la seduta di martedì in ribasso nel finale degli scambi USA. A pesare sui metalli senza rendimento sono stati il petrolio ancora su livelli elevati, il dollaro più forte e il rendimento del Treasury decennale vicino al 5%, alla vigilia della decisione della Federal Reserve di mercoledì.
Il contratto Comex dell'oro con scadenza più vicina ha chiuso a 4.291,60 dollari l'oncia (-0,43%), mentre l'argento front-month si è attestato a 63,236 dollari l'oncia (-0,4%).
I futures sui tassi incorporano una probabilità intorno al 90% di un rialzo da 25 punti base. La mossa è ormai in larga parte scontata: il principale fattore di rischio per il mercato riguarda il tono della guidance.
Se il presidente Kevin Warsh dovesse indicare un ciclo di irrigidimento più ampio, l'oro potrebbe risentire di un ulteriore ostacolo legato ai rendimenti reali. Se invece l'intervento venisse presentato come una misura di "assicurazione" contro l'inflazione alimentata dal petrolio, il comparto dei preziosi potrebbe trovare stabilità grazie a un ridimensionamento del rischio sul tasso terminale.
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