Il CEO di Ripple Brad Garlinghouse promette un "post mortem" dopo lo stop al CLARITY Act in Senato

Riepilogo di mercato AI
Il mancato avanzamento del CLARITY Act al Senato segnala uno stallo dei progressi a breve termine sulla legislazione statunitense riguardante la struttura di mercato delle criptovalute, rafforzando l'incertezza sulle politiche e la potenziale frammentazione regolamentare. L'amministratore delegato di Ripple ha inquadrato la bocciatura come una battuta d'arresto per l'intero settore e ha attribuito la responsabilità all'opposizione partigiana, sottolineando al contempo la continua elaborazione di norme da parte di SEC e CFTC e l'attuale posizione legale di XRP. Il rischio di titolo è negativo per la chiarezza regolamentare negli Stati Uniti, con una pressione diretta sul sentiment di XRP.
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Brad Garlinghouse, CEO di Ripple, ha definito "bruciante" la bocciatura di lunedì del CLARITY Act e ha annunciato che nei prossimi giorni pubblicherà un’analisi dettagliata su cosa non abbia funzionato. Il provvedimento non è riuscito a progredire in Senato: non ha raggiunto la soglia dei 60 voti necessaria per la cloture e non è arrivato nemmeno a 50. Secondo Garlinghouse si tratta di una sconfitta per l’intero settore, non solo per Ripple. "Era un’opportunità più grande di Ripple o di una singola azienda", ha detto. "L’abbiamo fatto per l’industria, per i consumatori e per consolidare la posizione degli Stati Uniti come capitale mondiale delle criptovalute. Alla fine, consumatori e competitività americana sono rimasti indietro." Garlinghouse ha attribuito la responsabilità all’opposizione democratica, sostenendo che "la politica dei Democratici" abbia prevalso su una buona impostazione normativa. Ha anche promesso un "post mortem" per spiegare nel dettaglio le cause del naufragio della legge. Cambio di tono dopo giorni di ottimismo La bocciatura segna una svolta rispetto alle dichiarazioni di Garlinghouse immediatamente prima del voto, quando aveva invitato il Senato a sostenere il testo definendolo "il risultato di compromessi reali e sostanziali" raggiunti dai policymaker, ribadendo che "il perfetto non può essere nemico del buono". In quell’occasione aveva esortato i senatori a non considerare il CLARITY Act come un ripiego: "Non è un accordo per cui i Senatori dovrebbero 'accontentarsi', è un accordo che dovrebbero sostenere", scrivendo anche: "ora è il momento di votare sì". Le prossime mosse di Ripple Nonostante lo stop, Garlinghouse vede ancora slancio sia per il mercato crypto in generale sia per Ripple. A suo avviso, la SEC sotto la guida del presidente Atkins e la CFTC con il presidente Selig continueranno a colmare il vuoto legislativo tramite regolamentazione e rulemaking, con Ripple che resterà coinvolta nel processo. "Il business di Ripple non è mai stato così forte", ha affermato. "Un voto mancato a Washington non cambia il nostro slancio, la nostra presenza globale o i nostri clienti." Sulla stessa linea il chief legal officer Stuart Alderoty, che ha ricordato come lo status legale di XRP resti invariato indipendentemente dall’esito del voto: in particolare, la sentenza federale del 2023 che stabilisce che XRP non è un titolo (security), oltre a un’interpretazione congiunta di marzo SEC-CFTC che classifica XRP come commodity digitale.