Il Partito comunista cinese estende l'azione anticorruzione a criptovalute e blockchain
Riepilogo di mercato AI
La Cina sta ampliando l'applicazione delle norme anticorruzione per includere criptovalute, blockchain e trasferimenti transfrontalieri, ma la risoluzione non introduce nuovi divieti, scadenze o sanzioni. Resta in vigore l'attuale divieto sulle criptovalute nella Cina continentale. Il segnale principale è un maggiore scrutinio investigativo e la tracciabilità blockchain per funzionari e intermediari, un moderato fattore negativo per il sentiment sulle criptovalute ma un impatto limitato sul mercato nel breve termine.
Livello dell'impatto
● Basso
Asset interessati
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Il Partito comunista cinese ha incaricato gli investigatori di perseguire i casi di corruzione legati a valute virtuali, blockchain e trasferimenti transfrontalieri di denaro. La direttiva, contenuta in una risoluzione resa pubblica domenica, riguarda anche gli illeciti compiuti tramite Internet. Il testo era stato adottato dai vertici del partito il 29 ottobre durante il Quinto Plenum, svoltosi a porte chiuse. L'agenzia Xinhua ne ha diffuso una traduzione in inglese di circa 14.000 parole; la menzione delle valute virtuali compare in una sola frase. Poiché la Cina continentale vieta già il trading di criptovalute, la risoluzione non modifica il quadro normativo. Sono esposti al rischio i funzionari, i loro familiari e gli intermediari che occultano patrimoni in monete digitali o conti all'estero. Il provvedimento prende di mira i prestanome che agiscono per conto dei funzionari e i passaggi di ex funzionari ad attività imprenditoriali dopo il pensionamento. I funzionari saranno sottoposti a verifiche quando il patrimonio familiare supera sensibilmente le fonti di reddito; ispezioni ordinarie sono previste anche per le imprese riconducibili a coniugi e figli. I registri pubblici delle blockchain conservano traccia dei trasferimenti: per gli inquirenti è possibile seguire le monete anche a distanza di anni. Nell'indagine su Yao Qian, ex alto funzionario finanziario cinese finito sotto inchiesta nell'aprile 2024, gli investigatori hanno seguito le monete attraverso portafogli digitali e individuato conti bancari intestati a terzi ma riconducibili a Yao. Yao ha diretto l'istituto di valuta digitale della banca centrale, cui si deve lo sviluppo dello yuan digitale. Secondo la CCTV, un imprenditore gli consegnò 2.000 ETH nel 2018; la stampa locale ha stimato in circa 68,3 milioni di yuan (9,8 milioni di dollari) il valore delle tangenti in criptovalute al picco del valore di Ethereum. La risoluzione prevede anche una piattaforma big data per monitorare l'esercizio del potere, il rafforzamento delle attività di ricerca dei latitanti e di recupero dei proventi illeciti all'estero, e una maggiore presenza del partito nelle società di piattaforma e nelle aziende hi-tech. Le istanze superiori del partito supervisioneranno più da vicino le sezioni di partito nelle aziende Internet, mentre i comitati di partito di società statali e imprese finanziarie esamineranno le principali decisioni aziendali prima della loro attuazione. Per gli investitori del settore tecnologico cinese è un ulteriore elemento di vigilanza. Sul piano operativo, la direttiva introduce pochi elementi nuovi: non fissa scadenze, non precisa sanzioni e non cita casi concreti. A febbraio, otto agenzie governative avevano già esteso il divieto cinese sulle criptovalute alle stablecoin e alla tokenizzazione di asset. Pechino continua comunque a sviluppare infrastrutture blockchain: il nuovo piano economico presentato a ottobre include un progetto per una rete nazionale basata su questa tecnologia.