Il Partito Comunista Cinese inasprisce la lotta alla corruzione tramite criptovalute e blockchain

Riepilogo di mercato AI
La più recente direttiva anticorruzione della Cina prende di mira esplicitamente le valute virtuali, la blockchain e i trasferimenti transfrontalieri, rafforzando i divieti di negoziazione esistenti e le priorità AML. Pur non introducendo divieti di mercato immediati né menzionando sedi specifiche, intensifica il rischio di vigilanza e di enforcement per i flussi di criptovalute che coinvolgono soggetti legati alla Cina continentale, pesando sul sentiment. Gli exchange offshore e gli intermediari di stablecoin affrontano un maggiore scrutinio di conformità.
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Il Comitato Centrale del Partito Comunista Cinese ha adottato una risoluzione che inasprisce il contrasto alla corruzione legata a criptovalute, blockchain e trasferimenti transfrontalieri di capitali. Il testo, approvato nella Quinta Sessione Plenaria del 26-29 ottobre e pubblicato da Xinhua il 1° novembre, rientra in una spinta più ampia per rafforzare la disciplina tra i funzionari. La Sezione VII della risoluzione, intitolata "Azione ferma e integrata contro la corruzione", chiede agli investigatori di colpire tangenti e patrimoni illeciti movimentati via internet, valute virtuali, blockchain, capitali transfrontalieri e altri canali non bancari. Le indagini dovranno riguardare sia chi offre sia chi riceve tangenti, con particolare attenzione a funzionari di alto livello, familiari, associati e funzionari più giovani accusati di abuso d'ufficio. La direttiva include anche la collusione tra amministrazioni e imprese, l'uso improprio di fondi pubblici, la proprietà occulta detenuta tramite terzi, le remunerazioni ritardate o camuffate per abuso di potere e gli intermediari che mascherano pagamenti illeciti. Sul fronte internazionale, la risoluzione chiede di intensificare la cooperazione transfrontaliera per rintracciare i fuggitivi e recuperare gli asset all'estero, nonché di indagare su schemi di occultamento della proprietà o di spostamento dei profitti tra giurisdizioni. Le agenzie disciplinari sono inoltre invitate a costruire sistemi di supervisione digitale e piattaforme di big data e a migliorare il coordinamento con gli altri ministeri. La risoluzione non introduce nuovi divieti al trading di criptovalute: si concentra sugli usi corruttivi di fintech e asset virtuali. La Cina continentale vieta già agli investitori domestici il trading di criptovalute in base alle normative finanziarie vigenti. Il documento non cita specifiche piattaforme di scambio, stablecoin o metodi di transazione. Pur osservando che le valute virtuali, incluso l'USDT, possono facilitare flussi illeciti, non nomina singoli token o piattaforme e non prevede nuove sanzioni immediate per strumenti specifici. Si tratta di una linea guida di carattere disciplinare e di vigilanza, non di una nuova regolamentazione di mercato con data di entrata in vigore. La mossa segue un inasprimento regolatorio più ampio. Nel febbraio 2026 la Banca Popolare Cinese e sette dipartimenti governativi hanno emanato nuove norme su transazioni in criptovaluta, emissioni non autorizzate di token e attività legate ad asset del mondo reale tokenizzati. Tali norme stabiliscono che le principali criptovalute e stablecoin non hanno lo status giuridico della valuta sovrana cinese e vietano alle imprese di fornire servizi di trading non autorizzati ai clienti della Cina continentale, compresi alcuni servizi offerti da operatori esteri. Le autorità finanziarie cinesi hanno intensificato anche le azioni contro il riciclaggio legato ad asset virtuali. Una campagna dell'estate 2026 ha indicato valute virtuali, reti bancarie sotterranee e trasferimenti verso l'estero come priorità di enforcement; la Banca Popolare Cinese ha dichiarato di aver ampliato le indagini su organizzazioni professionali di riciclaggio e reti di pagamento atipiche. Sul fronte giudiziario, la Corte Suprema del Popolo sta studiando come trattare le controversie su criptovalute e attività finanziarie transfrontaliere; a maggio i funzionari hanno annunciato l'intenzione di sviluppare standard legali per i casi emergenti legati alle criptovalute. Esistono già casi di indagine su funzionari coinvolti con le criptovalute. Nel gennaio 2026 i media statali e Yicai Global hanno riferito del caso di Yao Qian, ex funzionario della Commissione di regolamentazione dei valori mobiliari cinese e già a capo dell'istituto di ricerca sulla moneta digitale della banca centrale. Secondo gli investigatori, Yao avrebbe ricevuto 2.000 ETH; gli accertamenti avrebbero ricostruito successive operazioni su piattaforme di scambio e conti bancari controllati tramite altre identità. Per gli operatori attivi in Cina, la risoluzione conferma che gli asset virtuali restano un obiettivo della lotta alla corruzione e dell'antiriciclaggio e che le indagini utilizzeranno sia strumenti tradizionali sia strumenti di sorveglianza fintech. Piattaforme estere, sportelli OTC e soluzioni basate su stablecoin che interagiscono con soggetti collegati alla Cina continentale, in particolare funzionari, familiari o intermediari, potrebbero essere esposti a maggiori controlli attraverso la cooperazione transfrontaliera e il recupero di asset. L'enfasi sulle piattaforme di big data suggerisce un monitoraggio più sistematico dei flussi legati al potere pubblico e agli attori statali, con possibili effetti sull'attività di enforcement anche in assenza di nuovi divieti di mercato. In sintesi, la risoluzione del Comitato Centrale segnala uno sforzo più intenso e tecnologicamente consapevole per tracciare e punire la corruzione che sfrutta criptovalute, blockchain e meccanismi finanziari transfrontalieri. Non modifica il divieto di trading già in vigore e non individua token o piattaforme specifiche, ma rafforza la capacità investigativa e di vigilanza: per chi gestisce flussi di criptovalute transfrontalieri collegati a funzionari o entità cinesi, il rischio di compliance aumenta.