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Bitcoin scende a 75,6 mila dollari: balzo dei rendimenti globali e voto USA sulla legge CLARITY sotto i riflettori
Bitcoin ha toccato il livello più basso di settembre all'apertura di Wall Street di martedì, appesantito dal brusco rialzo dei rendimenti obbligazionari a livello globale e da un mercato ancora concentrato sui rischi legislativi negli Stati Uniti. Sullo sfondo, il petrolio resta su livelli elevati, alimentando i timori di un'inflazione persistente e di banche centrali orientate a mantenere una linea restrittiva.
Secondo i dati TradingView citati da Cointelegraph, BTC/USD è sceso sotto quota 76.000 dollari, cancellando il recupero del giorno precedente verso 79.600. La flessione si è sviluppata mentre gli operatori guardavano al voto procedurale sul disegno di legge CLARITY Act, previsto al Senato USA alle 14:15 (ora della costa Est), passaggio che potrebbe influenzare le attese su come verranno ripartite le competenze di vigilanza tra SEC e CFTC.
Punti chiave
- Bitcoin è sceso a 75.560 dollari, minimo di settembre all'apertura di Wall Street, con BTC/USD sotto 76.000.
- I rendimenti globali hanno segnato nuovi massimi pluriennali: il Treasury USA decennale ha superato il 5% per la prima volta da novembre 2023.
- Il petrolio oltre 100 dollari al barile alimenta lo scenario "higher-for-longer" sull'inflazione, penalizzando gli asset rischiosi, crypto incluse.
- Il mercato sconta tassi più alti più a lungo, tradizionalmente sfavorevoli per asset speculativi come bitcoin.
- Il voto sul CLARITY Act è solo un ostacolo nel percorso legislativo: anche in caso di via libera, non equivale a diventare legge.
Voto sul CLARITY Act: trader prudenti
Nonostante le criptovalute scontino già un quadro regolatorio complesso, l'appuntamento di martedì ha mantenuto gli operatori sulla difensiva, limitando la propensione al rischio. Il provvedimento, se ottenesse i 60 voti necessari, passerebbe alla fase di dibattito in aula al Senato, trasformando il voto procedurale in un catalizzatore per il sentiment.
Cointelegraph ha segnalato che le aspettative di consenso su un esito positivo restavano contenute, pur con alcune sacche di ottimismo. Sempre secondo Cointelegraph, le probabilità su Polymarket indicavano martedì circa il 14% di chance che il CLARITY Act diventi legge nel 2026.
QCP Capital ha osservato che l'eventuale superamento del passaggio procedurale rappresenterebbe solo una parte della storia. In una nota pubblicata lunedì, la società ha scritto che l'approvazione contribuirebbe a "chiarire i rispettivi ruoli regolatori di SEC e CFTC", riducendo l'incertezza e rafforzando nel medio termine l'attrattiva per la partecipazione istituzionale. QCP ha anche sottolineato che il progresso procedurale non coincide con l'adozione definitiva e che la tempistica delle fasi successive è ciò che determinerà l'impatto immediato sul mercato.
Obbligazionario sotto pressione: rendimenti ai massimi
Al di là delle notizie dal fronte legislativo, il driver principale di martedì è apparso il forte rialzo dei rendimenti nelle principali economie. Cointelegraph ha riportato che le azioni USA hanno virato in calo con i rendimenti tornati su livelli tipici di precedenti fasi di stretta monetaria.
Il Treasury decennale USA è salito oltre il 5% per la prima volta da novembre 2023, toccando il 5,041%, livello che non si vedeva da giugno 2007. Reuters ha inoltre indicato che il rendimento medio a 10 anni delle sette maggiori economie mondiali è arrivato al 4,285%, massimo da metà 2008, in prossimità della crisi finanziaria globale.
Movimenti marcati anche altrove: secondo Cointelegraph, il rendimento del Gilt britannico a 30 anni è salito al 5,95%, massimo da marzo 1998, mentre il decennale giapponese è arrivato al 3,04%, ai massimi da circa tre decenni.
Perché rendimenti e petrolio pesano sulla crypto più dei titoli di giornata
Per le criptovalute, rendimenti più elevati non sono solo un segnale "risk-off": incidono direttamente sulle condizioni finanziarie con cui vengono valutati gli asset che non offrono cedole. Quando i rendimenti salgono, gli investitori tendono a richiedere maggiori ritorni anche altrove, riducendo l'appeal di esposizioni speculative come bitcoin, soprattutto se cresce l'idea che le banche centrali resteranno restrittive.
Cointelegraph ha collegato la risalita dei rendimenti ai rischi di inflazione alimentati dai prezzi elevati dell'energia e dall'aumento delle tensioni geopolitiche. Martedì il WTI si è avvicinato a 105 dollari al barile, avviandosi verso i massimi da inizio maggio. L'articolo ha richiamato anche il rischio di interruzioni dell'offerta legate all'allargamento del conflitto in Medio Oriente, fattore che potrebbe mantenere elevate le pressioni inflazionistiche legate all'energia.
Queste dinamiche si riflettono sulle aspettative di politica monetaria. The Kobeissi Letter ha sostenuto che il ciclo di politica monetaria sta cambiando e che i rialzi dei tassi stanno "tornando", aggiungendo che potrebbe rendersi necessario un intervento se i rendimenti dovessero muoversi su livelli "insostenibili". Cointelegraph ha anche citato le attese di mercato per un rialzo di 0,25% del tasso di riferimento della Federal Reserve nella giornata di mercoledì e per una mossa analoga della Bank of Japan nella riunione di venerdì.
Cosa osservare dopo la chiusura di martedì
La reazione di Bitcoin al contesto macro suggerisce che questa settimana venga letta come un test della sensibilità delle crypto allo scenario "tassi più alti più a lungo". Il punto ora è capire se il voto procedurale sul CLARITY Act riuscirà a spostare abbastanza la conversazione regolatoria da controbilanciare il segnale restrittivo che arriva dai rendimenti, o se saranno le condizioni macro a continuare a guidare l'azione dei prezzi nel breve periodo.